di Massimo Orgiazzi
Come si saranno accorti tutti i lettori più affezionati e anche meno affezionati, ma coinvolti dalla lista di distribuzione che ne annuncia l’uscita, L’Attenzione di Luglio non è andata on line. Questo prelude ad una piuttosto lunga fermata estiva che vedrà la rivista assente dalla rete con aggiornamenti anche per agosto e settembre 2007. Nascondere che questa fermata non è solo il meritato riposo di chi ha comunque lavorato ed operato con impegno, sarebbe ipocrisia. L’Attenzione, come tutte le realtà in rete, più o meno collettive e composite, è alla costante ricerca di un equilibrio mai facile da ritrovare, soprattutto se questo si fonda su una ragion critica volutamente forte e intenzionalmente penetrante nei confronti della realtà. Tanto più elevata la temperatura, tanto più elevato il rischio che i gradienti generino accelerazioni e sollecitazioni, relativi raffreddamenti e improvvise solidificazioni. Per questo la fermata è prima di tutto un auspicio che non un gruppo qualsiasi fondi continuamente sé stesso, ma che ogni persona, fuori e dentro L’Attenzione, possa tornare ad essere persona intera come si era idealmente pensato d’essere e di aiutare ad essere. L’augurio, al di là di un buon riposo, è che il primo autunno ci ritrovi gruppo e persone intere, complete e che ci sia prima di tutto un ideale a muovere i progetti. Lo sguardo di chi ancora guarda e lo fa lontano.
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Il tutto nel frammento - di Fabrizio Centofanti
Siamo abituati a relegarci ai margini della realtà, forse anche per i contraccolpi del processo di globalizzazione, che mette tutti nello stesso calderone con il risultato di togliere importanza a molti. la conseguenza è che perdiamo sempre più il senso della nostra consistenza, personale e comunitaria: viviamo in seconda o terza persona, come di riflesso, finendo col non prenderci sul serio e col considerarci comparse in uno spettacolo di cui non saremo mai protagonisti.
A questo punto è urgente innescare un processo contrario, in cui la nostra vita si accolga di nuovo come verità, al pari di tutti gli attori della storia umana: considerare che nel nostro frammento si trova il tutto, che in ogni dettaglio c’è il dna completo. Questo ridarebbe fiato alla nostra corsa che, in caso contrario, si ridurrebbe a una frenesia insensata.
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Centochiodi, un film su cui riflettere
di Salvatore Ritrovato
Cento chiodi ‘crocifiggono’ cento libri al pavimento e ai tavoli di una impor-tante e bellissima biblioteca, luogo di cultura per eccellenza, che li custodisce nei secoli. La metafora del film di Ermanno Olmi, Centochiodi, mi è parsa sin dall’inizio così limpida e provocatoria che non riesco a comprendere come possa essere fraintesa, e addirittura messa sullo stesso piano dei roghi di Fahrenheit 451 (dal romanzo di Bradbury al film di Truffaut).
Centochiodi mette, sì, in discussione il libro. Ma non il libro come lettura, bensì quello che presume di spiegare tutto, anzi di fondare il senso religioso del mondo (donde il sottotitolo polemico del film di Olmi: “le religioni non hanno mai salvato il mondo”) restando astratto, lontano dalla vita, avulso da quello che succede realmente negli uomini. Olmi non sceglie il ‘rogo’ come pena capi-tale dei libri, ma i chiodi, strumento esemplare di Passione e, forse, di Redenzione. Rispetto al fuoco che divora e distrugge ogni fibra materiale del libro, il chiodo costringe lo spettatore a osservare e a riflettere sulla sofferenza della vittima (il libro), le cui cicatrici, non rimarginabili, sono il ricordo di una speranza insopprimibile. Il fuoco è repressivo, non ammette replica, è lo strumento di ogni censura ideologica, dell’oblio sistematico, della soluzione finale per incenerimento; il chiodo, invece, è punitivo, mira al segno mistico che affligge e suscita nuove risposte, e intanto lascia memoria di sé nella materia, scarnificata, dissanguata, eppure pulsante, pronta a resuscitare. Olmi non poteva scegliere ‘metafora’ più potente e sottile.
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Categorie: numero otto
di Massimo Orgiazzi
La cronaca è che in tre sono stati ammazzati a Malatya, a est, in Turchia. In una casa editrice protestante sono stati ammazzati tre uomini perché stampavano bibbie. Le vittime erano due turchi cristiani e un tedesco, accusati di fare proselitismo tra i musulmani. Tre dei quattro presi di mira sono stati «legati, bendati e sgozzati », il quarto è grave, dopo essere stata anch’esso accoltellato alla gola. La riflessione, invece, non viene fuori bene come la cronaca: non ha il suo stesso lampo immediato, la stessa impressione solare che viene su dai giornali e dai siti. Perché si sentono già le voci, magari tutte interiori, che affermano, già gridano, che è solo una delle tante disgrazie di questo pianeta tutto osservato, riletto, documentato. Tutto fa brodo: la bambina di 9 anni stuprata, quella ammazzata dai cani, i duecento morti anche oggi a Baghdad, il testamento del killer, la diossina, appena fuori città. Non è che lasciamo tanti, troppo pezzi di noi, nelle storie tentate che sono tutte queste notizie ? E non rimaniamo che vuoti senza sapere che fare, cosa pensare: non è un problema nostro, del resto; da anni è uno spettacolo, ormai. E’ un aprile cruento, di caldo: forse il mondo è in condizioni sbagliate, sta solo soffrendo, ma noi continuiamo quasi senza domande, o monche, tagliate, a correre in questo calore anzitempo. Le risaie, su ad ovest, sono ricolme di acque: mostrano a terra i riflessi di un cielo compiuto, di terra, di nostre giornate via da casa di corsa, come già anni fa. Questo tuo grido farà come vento, / che le più alte cime percuote. E l’aria è già ferma da tempo e il grido è più giù, ancora in silenzio, in un nostro esiliato apolide dentro.
Categorie: attualità
Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purché fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.
Dico per voi, compagni d’un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L’anima, l’animo, la voglia di vita:
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo,
Prima che s’indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l’impronta
Dell’amico incontrato per via;
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.
Ora che il tempo urge da presso,
Che le imprese sono finite,
A voi tutti l’augurio sommesso
Che l’autunno sia lungo e mite.
16 dicembre 1986
II vol. delle Opere di Primo Levi, Torino, Einaudi, 1988.
Categorie: attualità
di Vito Mancuso
Nell’Albero degli zoccoli una donna si alza e va in chiesa a pregare, poi riempie una bottiglia e l’acqua guarisce la mucca. In Centochiodi nessuna preghiera, nessun miracolo: solo un’immensa, dura, negazione: Dio non è così! Ermanno Olmi è uno di quei cattolici che vogliono credere in Dio ma insieme guardare il mondo per quello che è, un’operazione che talora conduce alla lacerazione dell’anima. Tra i chiodi che più la fanno sanguinare c’è lo scandalo del male. Centrale nel film è il dialogo del protagonista col vecchio monsignore: “Lei ama i suoi libri più degli uomini, ma Dio non parla coi libri”. Il monsignore l’ammonisce di non bestemmiare e gli ricorda il giorno del giudizio. Lui risponde: “In quel giorno sarà Dio a dover rendere conto di tutta la sofferenza del mondo”. Il monsignore se ne va, non sa cosa replicare. Neppure la Chiesa lo sa. La sua dottrina al riguardo è incerta, ci sono contraddizioni tra gli scritti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, persino tra gli articoli del Catechismo. La voce dei preti trema quando si chiede loro perché, se Dio è amore e onnipotenza, vi è tanto dolore innocente.
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Categorie: attualità · riceviamo e pubblichiamo
Autocoscienza
di Massimo Orgiazzi
Questo numero segna il ripetersi dell’uscita monotematica de L’Attenzione che, dopo il numero 4 di dicembre 2006 dedicato alla vita dopo la morte, propone il tema del rapporto tra la letteratura e Internet. Il numero segna anche l’ingresso in redazione di un ulteriore componente: Mara Macrì, giornalista e scrittrice, autrice di programmi radiofonici e televisivi, ci offre, assieme agli altri autori partecipanti, un suo articolo sul come il discorso letterario sia costituito e influenzato al giorno d’oggi dal fenomeno di alfabetizzazione informatica e di diffusione telematica delle scritture. In un anno in cui sembra che tale fenomeno stia raggiungendo una possibile “autocoscienza”, segnata da dibattiti, incontri e riflessioni, anche L’Attenzione, progetto/rivista nata nella Rete e dal contributo di persone incontratesi in Rete per spostare il discorso letterario al di fuori di una dinamica chiusa e concentrata sull’hobby delle scritture “di serie B”, desidera dare il suo supporto alla riflessione sul senso della letteratura e delle scritture attraverso i contemporanei mezzi di diffusione elettronica.
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Categorie: numero sette
Monfalcone, 23 Marzo 2007
Atti e note a margine del dibattito “Blog e poesia”
Presenti al dibattito:
Lello Voce (introduzione), Giulio Mozzi (Vibrisse), Christian Sinicco (AbsolutePoetry), Adriano Padua (AbsolutePoetry), Stefano Guglielmin (Blanque de ta nuque), Matteo Danieli, Massimo Orgiazzi (LiberInVersi e L’Attenzione), Massimo Sannelli (Microcritica e L’Attenzione), Francesco Ruggero (Sparajiuri), Vincenzo Della Mea (PoEcast), Tommaso Ottonieri, Ambra Zorat, Gilda Policastro (Liberazione), Luigi Nacci
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Categorie: letteratura e internet
Note e cronache intorno all’Absolute BlogMeeting, Monfalcone, 23 Marzo 2007
di Massimo Orgiazzi
L’Absolute BlogMeeting di Monfalcone ha avuto diverse assenze rispetto agli inviti fatti: diverse sono state le sostituzioni nei giorni (e nelle ore) immediatamente precedenti, ma il ritorno di fiamma dell’influenza e altri problemi hanno comunque fatto in modo che partecipanti come Massimo Gezzi, Gianfranco Fabbri, Andrea Inglese e Stefano Massari, solo per fare alcuni nomi, fossero assenti. A Monfalcone lo scorso 23 Marzo, c’è stato un confronto aperto su temi abbastanza originali se raffrontati al dibattito fin qui fatto, con l’elaborazione di alcune idee che qui si espongono e sulla cui validità, valore e fattibilità si esprimeranno auspicabilmente tutti. Per questo, nel post immediatamente precedente è raccolto il verbale e alcune note della riunione, così che chiunque voglia consultarli possa derivare le proprie personali conclusioni.
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Categorie: letteratura e internet
3573
Se addebiti a qualcuno il non discernimento, se ne offende.
Se gli addebiti la diffidenza, che è la stessa cosa, se ne vanta.
3576
III° Millennio. L’abbiamo smessa definitivamente con il III° Reich o siamo ancora quelli delle III volte del gallo?
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Categorie: letture
di Massimo Orgiazzi
Qualche giorno fa, in un brevissimo pezzo che discuteva su una ricerca francese intorno al consumo di media in rapporto al tempo dedicatovi, Marco Guzzi annotava che il frenetico riprodursi dell’informazione, a rischio (forse già concretizzato in realtà) di subirla passivamente, necessitava la riflessione e l’impegno intorno alla realizzazione di «un lavoro interiore continuo sul silenzio mentale e sulle proprie problematiche psicologiche […]; ed uno sbocco esterno, fisico, in eventi o atti collettivi, del lavoro sul web». Riprendo e segnalo un articolo del cardinale Angelo Scola, apparso su L’Avvenire di domenica 11 marzo, che a sua volta recupera le lezioni di Roland Barthes al Collège de France del 1978, per discutere di un’alternativa scansione del tempo che consenta un’integrazione tra «antropologia, etica ed economia compatibile», ricorrendo a quanto Barthes definiva il «tempo vibrato», tipico dell’ora et labora dell’Abbazia. Il problema può essere ribaltato sulla questione del mezzo informatico e la sua maggiore, anche se solo potenziale, apertura rispetto al broadcasting televisivo, che tende ad essere subìto tanto più acriticamente quanto più il mezzo non contiene strumenti per poterne garantire un approccio critico. Barthes, nelle lezioni summenzionate, affrontava anche e soprattutto il problema del «vivere insieme», punto focale nell’affrontare come comunità e civiltà i problemi stessi della crescita continua, dell’ottica consumistica e neocapitalista che recepisce solo i valori di mercato come rilevanti.
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Categorie: attualità
Su YouTube, il video poesia di Maria Pia Quintavalla, Movimento dell’immobilità. Il video è stato prodotto nel 1991, per la regia di Giorgio Longo con musiche di Flavio Marelli, ottenendo due vittorie consecutive al premio internazione Nosside, qualificandosi a pari merito con Paolo Pietrangeli e Peter Greenaway. Movimento dell’immobilità è stato scritto, riporta l’autrice, «citando Yves Bonnefoy, come esperienza limite di una transizione tra più stati della vita: età e luoghi, per indirizzare un certo lutto dell’adolescenza arrabbiata, che voleva nuove forme. In questo video appare il gesto di chi scrive, la sua voce che recita, i luoghi e le immagini create per interazione, tra immaginario e oggetti quotidiani, oltre alla musica. Compaiono carrellate sui libri e sulle foto d’infanzia, il viaggio a Tubinga alla torre di Hölderlin, le passeggiate nei boschi di Carrega nel parmense: fu girato come un pellegrinaggio interiore, poco dopo il gennaio 1991, anno in cui scoppiava la prima Guerra del Golfo, esperienza di guerra conosciuta in veste massicciamente spettacolarizzata dai media, in una serie di orrifiche dirette, 24 ore su 24».
Per vedere il video, cliccare qui.
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di Massimo Orgiazzi
E’ appena stato reso pubblico uno studio di Médiamétrie sul comportamento dei francesi, che dimostra come, per sommi capi, la popolazione attiva su Internet, che nel 2005 era un quarto del totale, nel 2006 sia passata a un terzo. Inoltre, cosa non trascurabile, la stessa fetta di popolazione (rappresentativa su un campione di 9000 persone cui è stato chiesto di annotare ogni quarto d’ora, tutte le loro pratiche multimediali condotte parallelamente alle attività correnti come mangiare, spostarsi, riposare, ecc.) consuma più radio e più giornali rispetto lo stesso periodo di riferimento. Qua un dettaglio della ricerca. Altra cosa ancora da non trascurare è come, sempre secondo Médiamétrie, la crescita del tempo dedicato a Internet non avviene a scapito dei media classici, ma va tutta a scapito di altre attività quotidiane: il riposo, gli spostamenti, il silenzio. Semplice sovraesposizione a oltranza ai media ? O possibilità di creare cultura e civiltà ? Domande importanti prima di tutto per chi scrive e chi legge questi canali. L’«estasi della comunicazione» significa che «il soggetto è vicino alle immagini istantanee e all’informazione, in un mondo sovraesposto e trasparente. In questa situazione, il soggetto diventa un mero schermo, una semplice superficie che assorbe e riassorbe le reti influenti». Jean Baudrillard è scomparso lo scorso martedì.
Categorie: attualità
Riceviamo e pubblichiamo
di Gio Ferri
Carissimi Amici de L’ATTENZIONE,
da tempo volevo congratularmi per la vivacità intellettuale e redazionale della vostra rivista. Bravi ! Leggo buona parte degli interventi ‘estranei’ al dibattito che avete avviato (non tutti, ovviamente, alcuni sono ripetitivi e ‘giocano’ sul sesso degli angeli… a proposito di sesso !). Capisco le diverse posizioni ed è inutile che io le ripeti o commenti nel dettaglio. Anche perché “personalmente” non mi ci sento molto coinvolto a fondo, in effetti.
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